Luca Monti CRITICO D'ARTE
← Tutti gli articoli
Uncategorized

Coppia di repliche da Caravaggio

In questo lotto, il cliente pone in vendita una coppia di repliche, presumibilmente degli anni ’70 del XX Secolo di due opere di Caravaggio, precisamente l’Amor Vincit Omnia e la “Maddalena Penitente”. Riportiamo la storia delle due opere originali.

“Amor Vincit Omnia”

Si tratta di un dipinto ad olio su tela di 156 × 113 cm, dipinto da Caravaggio tra il 1602 ed il 1603 ed oggi custodito e visibile presso la Gemaldegalerie di Berlino. Il titolo dell’opera, è una frase latina, che tradotta significa: “L’Amore trionfa su ogni cosa”. In questo caso, Caravaggio, rappresenta il trionfo dell’Amore, sulle Arti, raffigurate dalla partitura musicale, i libri e gli strumenti musicali ed architettonici, ai suoi piedi. Da notare, tuttavia, che l’artista non raffigura tra le arti sconfitte, la pittura che era il suo campo e la scultura. Nel primo caso, ovviamente Caravaggio, non avrebbe potuto a rigor di logica, dipingere l’opera, se la pittura fosse risultata, anch’essa sconfitta dall’Amore, mentre per quanto riguarda la scultura probabilmente, l’artista non ha voluto mettersi contro gli esponenti di quell’arte, da sempre maggiormente interconnessa con la pittura, rispetto alle altre. L’opera venne commissionata a Caravaggio, dal marchese Vincenzo Giustiniani, che lo pagò 300 Scudi. Caravaggio come modello, utilizzò il suo garzone di bottega preferito, Cecco Boneri. Moltissimi poeti dell’epoca dedicarono all’opera epigrammi e madrigali, riconoscendone la bellezza. tali composizioni poetiche erano anche ispirate dallo stesso marchese Giustiniani, che esaltava l’opera, considerandola come la più bella della sua collezione, insieme al “Suonatore di Liuto”. Negli anni’70 del XX Secolo, l’Amor Vincit Omnia, tornò prepotentemente di moda, grazie alla rivalutazione di Caravaggio, da parte della critica, spinta da Roberto Longhi, che nel 1952 pubblicò il saggio, intitolato semplicemente “Caravaggio” che venne ampliato nell’edizione del 1968 consolidando così la fama moderna di questo artista. La replica, è quindi probabilmente stata commissionata dalla famiglia del cliente, in quel periodo che rendeva importante possedere una copia di opere di questo artista, considerate una sorta di status simbol del collezionismo dell’epoca.

“Maddalena Penitente”

Il dipinto, di cui non si hanno certezze circa la committenza, fu probabilmente realizzato tra il 1594 ed il 1595 e nel 1627 lo troviamo inventariato nel “Guardarobba” del cardinale Pietro Aldobrandini. Nel 1640 in seguito al matrimonio di Olimpia Aldobrandini, con Camillo Pamphilj, l’opera entra nella collezione Doria-Pamphilj, in quanto parte della dote della sposa. Grazie all’inventario di quella quadreria, sappiamo anche che il quadro era corredato di una cornice dorata e decorata con le stelle araldiche degli Aldobrandini. Nonostante le informazioni sulla committenza siano ancora da chiarire definitivamente, alcuni studiosi hanno, tuttavia ipotizzato che il dipinto sia nato in seno alla committenza del cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte che possedeva anche una copia della sensuale “Maddalena Penitente” di Tiziano e che tra il 1598 ed il 1599 incaricò Caravaggio, di raffigurare, l’altra sua amata santa, S. Caterina d’Alessandria. Altri studiosi, invece ritengono che il quadro appartenesse, insieme al “Riposo durante la fuga in Egitto” alla famiglia Vittrice, che li avrebbe ceduti direttamente ai Pamphilj. Riteniamo più credibile la prima ipotesi, vale a dire quella che riguarda la committenza del cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte, che amando il soggetto della Maddalena Penitente, potrebbe aver deciso di non accontentarsi di possedere una copia dell’opera di Tiziano ed aver così commissionato a Caravaggio, il dipinto, per poi cederlo per qualche motivo ad un altro cardinale appunto, Pietro Aldobrandini, che lo ha poi incorniciato con lo stemma araldico della propria famiglia. Per quanto riguarda la modella, si ipotizza, che anche in questo dipinto, Caravaggio abbia ritratto Anna Bianchini una delle prostitute che frequentava e che più di una volta utilizzò come modelle per i suoi quadri. L’ipotesi identificativa si basa sulla descrizione di quella specifica prostituta, con la quale Caravaggio, ebbe un rapporto piuttosto turbolento, che era di bassa statura e portava lunghi capelli rossicci, come si vede appunto nel quadro.

Nel caso del lotto in questione, non è possibile esprimere una valutazione economica trattandosi di repliche e quindi la trattativa deve svolgersi esclusivamente sulla base di una valutazione personale da parte dell’acquirente, per verificare se corrispondono ai suoi canoni estetici ed alle sue necessità pratiche.

Tag: ,

Da leggere dopo

Dì la tua

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *